Istruzioni per allontanarsi ancora un po'

by Don Boskov

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credits

released November 18, 2014

Recorded at Bust Hard Studios by Saverio Paiella
Mastered by Andrea Suriani

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all rights reserved

about

Don Boskov Terni, Italy

I Don Boskov sono un gruppo emocore di Terni composto da 6 persone anziane con disabilità mentali. Vivono in una capanna dove si cibano di piccoli animali e radici e dove hanno dato vita al progetto Don Boskov e ad altri progetti paralleli e collaborazioni. Si sospetta abbiano dei legami con i servizi segreti militari di Israele. ... more

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Track Name: Tutti hanno già deciso per gli altri
Provo a leggere le istruzioni per allontanarmi ancora un po’
Ma sulla spiaggia c’è troppo rumore e mi distraggo
Chi costruisce castelli pensa di esser vivo perché non si ferma mai
Ma di certo non sa cos’è giocare!!!
Oggi, la sessantesima rivoluzione spenta su una sedia,
ma la scelta è un progetto a lungo termine
Dallo sgabello osserva e prende nota che il passato dimenticato non è mai esistito
E che tutti hanno già deciso per gli altri!!!
Tanto vale cercare al macello
Scegliere la bestia che soffre meno
Prendere quella e portarsela via
E tenere sempre la luce accesa anche di notte!!!
Dicono che alla fine si sia alzato e che cammini ancora in mezzo al circo
Con le istruzioni in mano e una matita
A nessuno la responsabilità di quanto accadrà sulla spiaggia da stamattina in poi
Oggi è soltanto un morso di tempo
Che domani scoprirai per quel che è
Finiranno le esplosioni di quelle luci artificiali che si vedono solo da fermi
Perché il tempo vince sempre ma non ha intenzioni
Tende al mondo una corda misurata in centimetri
Per fare e lasciare stare
Costruire, riparare, muoversi e fermarsi per dormire
Il tempo vince sempre, la trama non importa…
Non lascia residui che ricordo mai!!!
Track Name: Caverna
Da solo
Viscere legate ad un filo
Se lo taglierai cadrò al suolo
e la terra non saprà custodire la mia pace, la più violenta pace, maledetta pace…
Vomito pietre e fango addosso alla tua faccia e vedo che si spezza,
proprio oggi che ho rotto il fiato
So che tornerò troppe volte a casa coi cazzotti in testa
Venti minuti di cammino, la cattedrale, l’ospedale vuoto
Quanto spazio vuoi, sottoterra?
Quale spazio vuoi? Ho pensato a tutto ormai…
Ciò che è già in frantumi mi avvicina a ciò che non c’è più, nemmeno in brandelli
E tremi e guardi e studi e scopi,
mozzichi, graffi e strappi quella pelle calda e morta
Perché hai paura di non sentire più l’urlo che hai soffocato negli anni
Ed ora che non hai più voce, lo cerchi.
Track Name: La miseria dell'inverno
Teniamoci stretto il fuoco, per tempi migliori
in cui non bruceranno le dita dei piedi
In cui avremo già perso la battaglia della ricerca
Nessuna sconfitta, non ci penserai…
La realtà malcelata è comunque una bugia
che taglia la carne e fissa la nebbia a mezz’aria.
Dovendo scegliere preferisco sporcarmi le mani di merda
Dovendo scegliere preferisco i colpi alle spalle che da il silenzio
Più di una volta contro un mostro di sale
Più di una volta nella serratura che non si aprirà mai,
neanche per le sassate dei bambini, che giocano e basta…
Preferisco essere pioggia
e che tutti i fulmini mi inchiodino a terra quando meno me lo aspetto
E non ci sarà la neve a soffocare la miseria dell’inverno
Ora sento solo il rumore dei tuoi denti digrignanti
Lasciami andare via col mio vecchio maglione strappato
Non finiremo mai il presepe.
Track Name: A casa anche oggi
Resto a casa anche oggi, il giorno in cui mi cercano tutti.
Come mai fuori cambia il tempo? Pensi ancora ai quattro sogni che hai?
Mi vedrai, oggi arriva il freddo in mezzo ai vuoti d’aria che mi dai
Per non vomitare schiaccio il sedile del tipo davanti
Fisso un punto e non lo cerco.
Non ti sento.
Fermo sull’immagine del mostro diverrò labile, più povero, più cinico
Spingo ogni mio demone in un vaso e sarò stabile, univoco, ma sterile
Ma so che faccio sempre un passo
Ma so che è un limite
Ma so che incendierei lo stesso
E tu che strappi via le croste non buttare via la pelle..
Non ti sento.
Track Name: Antenna
Catena di ferro stretta intorno alla bocca
Cadere sott’acqua spesso appare più facile che galleggiare in una pozza sporca
Le ali si bagnano quindi pesano ancora
E tu, che mi guardi così…
Non si spiegano mai, da lì mi credevi diverso
Non si muovono più, io soccombo a me stesso.

Steso su un prato le nuvole mi cadono addosso
Aspetto che il sole si nasconda a me e non accechi più
Cosi non devo più chiudere gli occhi
Quando mi trovo davanti a ciò che io non ho ancora ucciso.